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Archive for May, 2008

La sposa persiana da Carlo Goldon

Written by on Saturday, May 31st, 2008 in Uncategorized.


Giancarlo Marinelli, regista cinematografico e teatrale, ma soprattutto noto autore di romanzi, si è dedicato alla riscrittura della commedia goldoniana La sposa persiana. Questa particolare reinterpretazione aveva esordito lo scorso anno alla Biennale Teatro a Venezia, per commemorare i trecento anni dalla nascita di Carlo Goldoni; il deciso successo ottenuto in quell’occasione ha portato l’opera di Marinelli ad impegnarsi in una lunga e proficua tournée, che questa sera ha toccato anche il Teatro Toniolo di Mestre.

In questa nuova versione, l’originaria Sposa persiana è stravolta e fortemente attualizzata: se l’antica Persia era vista ne Settecento come luogo esotico e favoloso, oggi richiama alla nostra mente una terra di ayatollah ed estremismi, in cui i diritti della donna –come in molti altri paesi- non esistono.
Ed è proprio la donna protagonista assoluta della rappresentazione, portata in scena dai personaggi di Curcuma, Ircana e Fatima. Sono le donne che, nonostante le reciproche invidie, riescono ad allearsi per raggiungere i fini comune: la pace, la giustizia, la verità. Sono pienamente consapevoli del ruolo infelce che spetta al loro sesso e sono pronte ad immolarsi per i loro padri, figli, mariti. In particolare, è il ruolo di madre ad essere analizzato ed interpretato come causa prima di sofferenza (“Le madri dal male vengono fecondate e al male i figli verranno resi”, sostiene Curcuma).

I personaggi maschili rivestono invece un ruolo chiaramente negativo: il mercante Machmud, sebbene uomo di solidi principi, vive in un mondo di compromessi e sogni infranti; suo figlio Tamas ??? irrimediabilmente dissoluto e corrotto, eppure anche per lui –soprattutto per lui- le donne sono pronte al sacrificio.
In particolare, Debora Caprioglio e Anna Teresa Rossini hanno dominato la scena con la loro forte gestualità e l’alta espressività drammatica. Ottimo risultato per Mariano Rigillo, probabilmente l’attore che meglio si è calato nella parte, mentre gli altri interpreti, in particolare il personaggio di Tamas, hanno recitato alcuni passaggi con voce affettata, con eccessivateatralità.

Viene ripreso il tono tragicomico della commedia di Goldoni; all’interno del dramma, infatti, trovano spazio alcune scene più leggere: nell’atmosfera di lutto generale che lo circonda, Tamas sniffa rumorosamente cocaina; Curcuma non gradisce il sostegno di Gesù Cristo, che definisce “troppo giovane” per lei, preferirebbe invece l’aiuto del suo amato Machmud.
Questi straordinari personaggi femminili si pongono quindi in opposizione a quelli maschili, così nsicuri, inaffidabili, sostanzialmente deboli, arrivando a chiedersi: “Se a capo del mondo ci fossero le donne le guerre ci sarebbero ancora?” Marinelli è abbastanza disincantato da rispondere di si, ma sceglie comunque di portare sulla scena la donna forte, coraggiosa, materna, pronta alla lotta e al sacrificio; una donna che non può e non deve sottomettersi a presunti re, signori e padroni perché “invece siete soltanto uomini!”

La sposa persiana

da Carlo Goldoni - testo e regia di Giancarlo Marinelli

La Piccionaia – I Carrara Teatro Stabile di Innovazione / La Biennale di Venezia

Machmud: Mariano Rigillo

Ircana: Debora Caprioglio

Curcuma: Anna Teresa Rossini

Fatima: Liliana Massari

Tamas: Edoardo Ciufoletti

www.teatrotoniolo.info

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Fonte NSC - NonSoloCinema

Sei personaggi in cerca di un cadaver

Written by on Saturday, May 31st, 2008 in Uncategorized.


La compagnia si è appena formata, Luca è il regista, forse non visto bene dal gruppo a causa della giovane età e dei suoi intrallazzi…

Laura è una bellona, piena di sé che ha da ridire su tutti. Roberta, arcigna e insicura, è certa che Laura si becca le parti principali perché è la fidanzata del regita.

Anna è appena uscita da un esaurimento nervoso dopo la morte del suo sesto marito e spera, illudendosi, di non aggravare la fragile situazione dei suoi nervi togliendosi dalla recitazione e affiancando il giovane Luca nella regia.

Gigi e Leonardo sono gli altri attori del gruppo… il primo spocchioso e arrogante, l’altro timido e desideroso di un anima gemella…

Con un cadavere sulla scena, verrà in loro aiuto Matteo, un detectve privato con un oscuro passato, assoldato da Luca per aiutarli a sbrogliare la matassa di questa misteriosa situazione.

Con Eugenio Gradabosco, Luciana Nigro, Silvio Arduino, Adele Perna, Carmelo Cancemi, Giorgio Perona, Manuela Luca e Ivan Fabio PERNA nel ruolo di sé stesso.

Il regista Ivan Fabio Perna appassionato conoscitore della commedia americana è autore, regista e attore. A New York ha lavorato a fianco di attori americani, in Italia con Franc Nuti, Giancarlo Dettori, Franco Branciaroli, con il Teatro Stabile di Ancona e con il Piccolo Teatro di Milano. E’ traduttore del celebre commediografo americano Neil Simon ed è stato il regista del musical in tournée nazionale “MOULIN ROUGE” tratto dal celebre film con Nicole Kidman.

La Compagnia “Lewis&Clark” da oltre 8 anni produce e mette in scena i più grandi capolavori del Teatro Americano. “Provaci Ancora, Sam” di Woody Allen, “Alla Stessa Ora il Prosimo Anno” di Bernard Slade, “Il Calapranzi” di Pinter rivisitato in chiave Noir, “Americani” di David Mamet, due opere di Ivan Fabio Perna “L’Uomo con la Barba” e “Questioni di Donne”, e le immortali commedie di Neil Simon: “A Piedi Nudi nel Parco”, “La Strana Coppia”, “Andy&Noman”, “L’Ultimo degli Amanti Focosi” e i “I Ragazzi Irresistibili.

Info e prenotazioni:

Teatro Cardinal Massaia
Via ardinal Massaia, 104 – Torino

Tel. 011/25.78.81 (dal lunedì al sabato ore 16-19)

www.lewiseclark.com

Fonte NSC - NonSoloCinema

Ho giocato a carte con lassassin

Written by on Saturday, May 31st, 2008 in Uncategorized.


L’ombra lunga del lago e delle stanze dell’Hotel Centrale di Alleghe, punti cardinali della vicenda, rimangono sullo sfondo; del paese aggrappato alla roccia, nel cuore della provincia di Belluno, si percepisce di lontano la sproporzione: la bellezza del luogo e l’atrocità dei delitti fanno dissonanza.Al centro della scena sta atro, sta il filo dipanato dall’uomo, dalle sue parole. I dubbi, le certezze, la voce restituita alle vittime: Emma, Carolina, il panettiere Del Monego e sua moglie.E’ un racconto corale, un meccanismo circolare che ripercorre non una ma molte strade: quelle degli intrecci tra persone e casualità, tra silenzi e memorie negate.

Roberto Faoro, solo in scena, si misura con le innumerevoli metamorfosi di questa storia, senza trascurare alcun tono. Multiformi sono i volti del dolre, della paura, del silenzio: anche quando l’assurdo della vicenda sfiora il grottesco, e il gioco delle confessioni e delle ritrattazioni dei colpevoli diventa infine vorticoso. Dalla prima edizione de I misteri di Alleghe (distribuito da Mondadori per Pilotto nel 1964) il libro ebbe una immediata e clamorosa diffusione, ma solo dopo quasi quarant’anni venne ristampato: rimane, ancora oggi, un esempio di inchiesta Sergio Saviane, giornalista e scrittore, a pochi giorni dal suo definitivo ritono in Veneto (nella pace di Castelcucco, vicino ad Asolo), rientra nella sua casa romana sulla Flaminia dopo aver mangiato e bevuto troppo. Il peso del cibo e dell’alcool lo portano a ricordare i misteri di Alleghe, il suo primo soggiorno da adolescente e le ripetute vacanze successive. Fino alla pubblicazione de “I misteri di Alleghe” nel 1964. Non potendo prendere sonno, Saviane ricostruisce la storia dei delitti di Alleghe, prima quasi da cronista, poi immedesimandosi nei vari personaggi le incolpevoli vittime Emma e Carolina, ma anche il marito di lei Aldo, macellaio e assassino. In un crescendo rossiniano Roberto Faoro, l’attore che sulla scena è Saviane, tocca le corde della commedia e del dramma, fino all’atto d’accusa ai quattro condannati per gli atroci delitti all’ombra del Civetta. I colpevoli sono colpevoli, si sa, ma colpevoli siamo anche tutti noi, quando vediamo e non parliamo, quando, per quieto vivere, chiudiamo gli occhi. Complicità del silenzio.

Francesco Bortolini: Ha lavorato per una ventina d’anni in Rai come regista e autore televisivo e radiofonico (Grand’Italia, Cinema!, Radiotre suite). Oggi fa il pittore e debutta nella regia teatrale. Roberto Faoro: Si è laureato in Storia del teatro con una tesi su Paolo Rossi. Attore di strada, cabarettista, impegnato nella scuola, ha scritto Ho giocato a carte con l’assassino e lo recita nel ruolo di Sergio Saviane.
Antonio Fiabane: Cantautore, musicista in proprio e per altri, autor della Hit di Federico Stragà, “L’astronauta” (2000). Ha composto le musiche originali per Ho giocato a carte con l’assassino, lavorando per il teatro come se fosse un film.

TEATRO DELLE VOCI
Via Tre Venezie, 17 – Villaggio San Liberale - TREVISO
Tel. 0422 235 643

Fonte NSC - NonSoloCinema

Lectura Danti

Written by on Saturday, May 31st, 2008 in Uncategorized.


Gli allievi del Laboratorio di Teatro “Gianfranco Mauri” dell’Accademia dei Licini saranno i protagonisti di “Ricordando Isabella…”, una rassegna teatrale dedicata alla memoria di Isabella Molteni, Presidente dell’Accademia recentemente scomparsa, il cui primo appuntamento è fissato per martedì 3 giugno presso Sala Civica di illa San Giuseppe a Erba con “Lectura Dantis”: una serata di poesia, musica e cultura a cura di Christian Poggioni.

Il Laboratorio di Teatro “Gianfranco Mauri” dell’Accademia dei Licini, con il patrocinio ed il sostegno del Comune di Erba e dell’Accademia dei Licini che produce gli spettacoli del Teatro Licinium di Erba, organizza “Ricordando Isabella…” un festival intitolato alla memoria di Isabella Molteni, Presidente e “anima” dell’Accademia dei Licini recentemnete scomarsa.

Il primo appuntamento di “Ricordando Isabella…” - questo il titolo della rassegna di eventi teatrali - è fissato per martedì 3 giugno alle ore 21.00 presso la Sala Civica di Villa San Giuseppe a Erba (via Foscolo 23) con “Lectura Dantis” a cura di Christian Poggioni: una serata di poesia, musica e cultura in cui gli allievi del Laboratorio reciteranno alcuni canti dell’Inferno di Dante.

La parola poetica sarà introdotta e contestualizzata dagliinterventi di Fabio Carrara, giornalista e docente di cultura teatrale presso il Laboratorio. Brani musicali di Mozart, Schubert e Puccini, eseguiti dal vivo dal quartetto d’archi “Le dissonanze”, creeranno un tessuto sonoro che accompagnerà il pubblico nell’ascolto dei versi danteschi.

Il festival “Ricordando Isabella…” proseguirà il 29, 30 e 31 luglio con tre repliche dello spettacolo all’aperto”Inferno di Dante”, applaudito con successo la scorsa estate e che verrà rproposto presso la splendida cornice del parco di Villa San Giuseppe.

Il primo appuntamento con la nuova stagione teatrale estiva del Teatro Licinium di Erba prodotta dall’Accademia dei Licini, è fissato invece per il 5 luglio alle ore 21 con la “prima” del Faust di Goethe diretto dal regista Gianlorenzo Brambilla che celebra l’80° anniversario della fondazione del teatro.

Il Laboratorio di Teatro “Gianfranco Mauri” dell’Accademia dei Licini, con il patocinio ed il sostegno del Comune di Erba e dell’Accademia dei Licini che produce gli spettacoli del Teatro Licinium di Erba, organizza “Ricordando Isabella…” un festival intitolato alla memoria di Isabella Molteni, Presidente e “anima” dell’Accademia dei Licini recentemnete scomparsa.

Il primo appuntamento di “Ricordando Isabella…” - questo il titolo della rassegna di eventi teatrali - è fissato per martedì 3 giugno alle ore 21.00 presso la Sala Civica di Villa San Giueppe a Erba (via Foscolo 23) con “Lectura Dantis” a cura di Christian Poggioni: una serata di poesia, musica e cultura in cui gli allievi del Laboratorio reciteranno alcuni canti dell’Inferno di Dante.

La parola poetica sarà introdotta e contestualizzata dagli interventi di Fabio Carrara, giornalista e docente di cultura teatrale presso il Laboratorio. Brani musicali di Mozart, Schubert e Puccini, eseguiti dal vivo dal quartetto d’archi “Le dissonanze”, creeranno un tessutosonoro che accompagnerà il pubblico nell’ascolto dei versi danteschi.

Il festival “Ricordando Isabella…” proseguirà il 29, 30 e 31 luglio con tre repliche dello spettacolo all’aperto”Inferno di Dante”, applaudito con successo la scorsa estate e che verrà riproposto presso la splendida cornice del parco di Villa San Giuseppe.

Il primo appuntamento con la nuova stagione teatrale estiva del Teatro Licinium di Erba prodotta dall’Accademia dei Licini, è issato invece per il 5 luglio alle ore 21 con la “prima” del Faust di Goethe diretto dal regista Gianlorenzo Brambilla che celebra l’80° anniversario della fondazione del teatro.

Fonte NSC - NonSoloCinema

Cyrano de Bergera

Written by on Saturday, May 31st, 2008 in Uncategorized.


Lo spettacolo arriva a Milano per 1 SOLA DATA al Teatro Carcano, per una serata davvero speciale.

Interpretato con il fuoco del movimento, dell’amore, della voglia di battaglia che pervade l’animo del protagonista, accompagnato da una fantastica colonna sonora, il Cirano della Compagnia Teatri Possibili divent un grande eroe antiromantico, più umano e più moderno.

Cirano è la magnifica storia di un uomo eroico e virtuoso insuperabile della spada e della parola, la cui diversità e il rifiuto di farsi imprigionare dalle convenzioni sociali, dall’asservimento politico e culturale, dal conformismo ideologico e dal potere viene pagata con la morte.

La regia di Corrado d’Elia ne ha fatto uno spettacolo di intensa fisicità, evocativo e visionario pur nella maniea essenziale e agile, che contraddistingue il lavoro della Compagnia Teatri Possibili.

Su una scena resa dinamica da un unico piano inclinato, si svolgono le vicende dell’amore di Cirano per Rossana innamorata di Cristiano, bello ma privo di spirito e dialettica. Svestito delle piume del romanticismo e delle facili rime, nella traduzione in prosa di Franco Cuomo! , Cirano ci affascina per la fedeltà irremovibile ai suoi sogni, il suo amore per la libertà e l’anticonformism che sempre lo contraddistingue, rendendolo finalmente figura umana concreta.

CIRANO DI BERGERAC
regia di Corrado d’Elia

con Corrado d’Elia, Monica Faggiani, Corrado Villa, Marco Brambilla, Fabio Paroni,
Alessandro Stellaci, Stefania Di Martino, Michele Agrifoglio, Marco Ottolini, Barbara Muzzolon, Fabio Locati, Alberto Ursumando

Fonte NSC - NonSoloCinema

Frida Khalo

Written by on Saturday, May 31st, 2008 in Uncategorized.


Valeria Moretti è nota per aver portato sulla scena biografie di grandi donne, basti citare l’ultima e fortunata “Chanson Colette”, commedia con Lucia Poli che racconta la vita dell’omonima scrittrice. L’omaggio a “Frida Kahlo”, partito il 28 maggio dal Salottolmino di Roma, toccherà varie città italiane entro il 2008.\u003/p>

Per comprendere lo spettacolo è bene rammentare che il 17 settembre 1925 Frida Khalo, allora diciottenne, attraversava Città del Messico su un autobus: in quel periodo nella capitale messicana venivano esposti piccoli quadri votivi dedicati alla Santa Vergine, chiamati “retablos”, come ringraziamento per scampati incidenti, visto che i mezzi di trasporto erano guidati con spericolatezza da corrida. L’infortunio accaduto a Frida non fu un caso isolato, ma certo uno dei iù terribili: le si spezzarono la colonna vertebrale, l’osso del collo, la terza e la quarta costola, la gamba, il piede, la spalla, le pelvi si ruppero in tre punti e una ringhiera entrata dall’addome uscì dalla vagina. Mai più la sua vita fu uguale.

Il trascinante monologo di Valeria Moretti sintetizza con passione e semplicità le tappe dell’esistenza al limite, l’anima complessa e “doppia” – immortalata nell’autoritratto - di questa artista segnata da un destinoche la vede lottare contro la solitudine e la morte. Enrica Rosso rende bene il lamento di una donna ferita, l’angoscia per l’amore non corrisposto dal marito Diego Rivera, anch’egli pittore ma, al contrario di Frida, baciato da un successo che oggi va scemando. Entrambe ci restituiscono un’immagine nitida del personaggio e della sua pittura, definita mirabilmente da André Breton: “una bomba avvolta in un nastro di seta”

Fonte NSC - NonSoloCinema

EDIZIONE DEL FESTIVAL TEATRI DELLE MUR

Written by on Friday, May 30th, 2008 in Uncategorized.


Tra i presenti, il dirigente del Servizio Spettacolo della Regione Veneto Anna Babudri e alcuni degli artisti. Gli spettacoli previsti, tra i quali quattro anteprime nazionali, dodici prime nazionali e otto prime regionali, appariranno nella cornice degli ormai tradizionali Bastioni Alicorno e Santa Croce, collocati lungo le muramedievali della città di Antenore. Inoltre, da quest’anno si aggiungeranno ad essi anche il giardino di Palazzo Zuckermann e l’area antistante al monumento in memoria delle vittime dell’11 settembre realizzato da Daniel Libeskind. Una scelta che si addice perfettamente alla direzione del festival, che intende unire arte, memoria e cultura moderna.

“Fare teatro contemporaneo non è facile né scontato oggi” sottolinea l’assessore alle Politiche Culturali e dello Spettacoo Monica Balbinot. E proprio per questo il festival “Teatri delle Mura”, che non intende competere con manifestazioni come quelle di Napoli o Spoleto, ma intende presentare una propria particolarissima struttura artistica e comunicativa, si svolge seguendo differenti e numerosi fili conduttori, che sovente presentano interessanti punti di contatto fra loro.

La irezione artistica, affidata per il secondo anno al critico Andrea Porcheddu, affronterà temi di forte impatto sociale, territoriale e culturale: un’intera sezione sarà dedicata alle donne, con una serie di presenze importanti del panorama teatrale quali Licia Maglietta, Laura Nardi, Ermanna Montanari e molte altre. Inoltre, sarà dato spazio anche all’analisi del rapporto culturale che gli italiani intrattengno con gli Stati Uniti, con un interessante “sguardo trasversale” finalizzato ad analizzarne gli aspetti più controversi.

Nel novero delle rappresentazioni previste sono da indicare almeno (ma senza perdere di vista il carattere generale dell’intera operazione) Questa non è un’epoca che favorisce le arti, di Maria Antonia Pingitore, significativo titolo che ben evidenzia ciò che ha portato alla realizzazione di un progetto complesso e affascinante ome i “Teatri delle mura”, e 3 drammi brevi di Vitaliano Trevisan, opera sul Veneto che sottolinea il rapporto che il festival intrattiene col territorio.

Non si tratterà infatti solo di opere che interagiscono fra architettura e contenuto, ma anche fra testo e società, nonché fra cultura e Veneto: importantissimo l’apporto di attori padovani, molti dei qualimolto giovani. Il Festival “Teatri delle mura”, di cui Nonsolocinema.com è media partner, punta sui giovani promettenti e sullo scambio fra conoscenza e curiosità, accostando grandi professionalità a menti vivaci e talenti in continua evoluzione.

Proprio questi molteplici pregi, ha sottolineato Anna Babudri, hanno interessato particolarmente la Regione Veneto, che si è resa orgogliosa di presentare un event che vive delle mura cittadine e dei cittadini stessi, sia sul palcoscenico che in platea.

A riconfermare questa attenzione verso i giovani, il Festival “Teatri delle Mura” applicherà una serie di sconti per gli studenti. Non è un periodo dorato per la diffusione delle arti, ma il desiderio di rinnovare l’epoca fortunatamente permane.
Non ci resta che seguire le orme di questo percorso che si snoda fra le mura di Padova, dunque: e ricordiamo che chiunque fosse interessato uò reperire informazioni sul sito www.teatridellemura.it, scrivendo all’indirizzo e-mail info@teatridellemura.it, o chiamando il numero 3342981893.

Fonte NSC - NonSoloCinema

Il Coro del Teatro dellOpera canta i Carmina Buran

Written by on Thursday, May 29th, 2008 in Uncategorized.


Il Coro dell’Opera grande protagonista per una delle pagine più amate della storia della musica: al Teatro Nazionale sabato prossimo 31 maggio (alle ore 18) e domenica 1° giugno (alle 17) saranno eseguiti i celebri Carmina Burana di Carl Orff nell’edizione per soli, coro, coro di voci bianche, due pianofortie percussioni. Dirige il maestro Andrea Giorgi, che dall’ottobre 2000 prepara il Coro del Teatro.

Al piano si esibiscono Gea Garatti Ansini e Francesco Pareti. Soprano Ilaria Del Prete, tenore Francesco Paolo Panni, baritono Paolo Coni. Alle percussioni Ignacio Ceballos, Gabriele Cappelletto, Domenico Andrea Urso, Mario Distaso e Carlo Bordini. Partecipa il Coro di voci bianche di Roma dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia e del Teatro dell’Opera, guidato da Josè Maria ciutto. Biglietti (posto unico) a 10 euro.

Il compositore tedesco si ispirò per i Carmina Burana (primo stadio della trilogia dei Trionfi che comprende Catulli Carmina e il Trionfo di Afrodite) al manoscritto del XIII secolo Cantiones Profanae in lingua latina basso-medioevale. L’amore erotico, il buon cibo, la filosofia, il tempo tra i motivi delle liriche scandite da una musica pulsante, di grande forza ritmica, assordante e vigorosa cui spesso ha attito anche il cinema.

Biglietteria Piazza Beniamino Gigli n° 1 tel. 06 481 70 03 - fax 06 488 17 55
Apertura: dal martedì al sabato dalle 9 alle 17, domenica dalle 9 alle 13.30, lunedì chiuso.
Sempre aperta da un’ora prima di ogni spettacolo nel Teatro dove si effettua la rappresentazione. Prezzi dei biglietti (posto unico): €10,00 La vendita dei biglietti avviene anche presso tutti gli usuali punti di prevendita. Prevendite telefoniche con carta di credito heloticket numero verde 800907080
da cellulari e dall’estero 0039 06 48078400 su INTERNET www.operaroma.it

Fonte NSC - NonSoloCinema

Italia per ricordare la Costituzion

Written by on Thursday, May 29th, 2008 in Uncategorized.


Lunedì 2 giugno alle ore 21:00 a Silea (Tv) presso l’aula magna delle scuole medie in occasione del 60° Anniversario della Costituzione Italiana e per ricordare la partecipazione delle donne al voto nel ‘46, il Comune di Silea ha invitato la Compagnia di Arti & Mestieri di Pordenone a presentare lo spettacolo Itlia.

Il testo è nato per la ricorrenza del 2 giugno 2006, sessantennale della repubblica, e si basa su una storia vera del nostro territorio . Contestualmente alla scrittura il testo è stato messo in scena dalla Compagnia di Arti e Mestieri con interpreti la stessa Braidotti, che ne ha curato anche la regia e Bianca Manzari ed è stato riproposto con successo diverse volte sia in Friuli che in Veneto.

Il testo teatrale Italia di runa Braidotti, attrice , regista ed autrice teatrale friulana, è fra i tre testi premiati dal concorso nazionale di drammaturgia “Donne a teatro” presieduto da Franca Angelini. La giuria ha premiato l’opera che è stata pubblicata da Borgia Editore con questa motivazione: Testo che felicemente ripercorre momenti della storia italiana con sapiente organizzazione teatrale del materiale storico e linguistico. Notevole e raro esempio di teatro civile osservato con occhio femminile.

Il testo narra la vicenda di due ragazze friulane nel periodo della guerra e ripercorre gli avvenimenti di quel periodo seguendole due ragazze nelle loro vicissitudini attraverso un dialogo fra madre e figlia al giorno d’oggi.

Fonte NSC - NonSoloCinema

Apulia Tango Festival Bari I edizione del Festival Internazionale di Tango Argentin

Written by on Thursday, May 29th, 2008 in Uncategorized.


Con il concerto inaugurale dell’orchestra Sexteto Tipico diretta dal grande maestro Alfredo Marcucci, parte domani (venerdì 30 alle 20.30) dalla Sala Giuseppina del Kursaal Santa Lucia (Lago Adua 5/6, ingresso euro 18,00), Apulia Tango Festival - Bari, prima edizione del Festival Internazionale di Tango Argenino, in programma a Bari dal 30 maggio al 2 giugno.

Il festival,organizzato dall’Accademia Stabile di Tango Argentino Apulia Tango di Bari – direttori artistici Nicola Zonno e Pietro Colella - con i patrocini di Regione Puglia, Provincia e Comune di Bari, festival che rientra nelle iniziative del Maggio Metropolitano Barese, è articolato in quattro tappe tra la Sala Giuseppina del Kursaal Santa Lucia, l’Hotel Majestic, Cafè del Mar e il Caffè Molò, e ospita quattro copie di ballerini e maestri internazionali quali gli argentini El Flaco Dani e Silvina Valz, Octavio Fernandez e Carla Espinoza, Ricardo Viqueira e i francesi Thierry Le Cocq e Veronique Buscasse. Le quattro coppie di maestri terranno classi di tango ed esibizioni accompagnati dall’ orchestra Sexteto Típico di Alfredo Marcucci, che si esibirà nelle serate di gala con un repertorio musical di tango argentino. Dall’Argentina arriva anche il dj Damian Boggio.

Si apre domani conil concerto inaugurale dell’orchestra Sexteto Tipico diretta dal grande maestro Alfredo Marcucci con esibizioni di ballerini, cui seguirà la presentazione del festival. Alle 22.30 “Fiesta de Bienvenida - Milonga” con musica dal vivo del Sexteto Tipico di Alfredo Marcucci e presentazione delle coppie di maestri/ballerini del Festival (ingresso euro 10,00).

E’ la prima volta che in Italia si propone un festival in una forma insolita in un autentico “estilo milonguero”(“il tango dell’abbraccio”). Il festival propone quattro giorni a Bari con workshops, esibizioni dei maestri/ballerini del festival, musica dal vivo e milonga tutte le sere (clima permettendo, con milonghe all’aperto). Per permettere a tutti di avvicinarsi per la prima volta a questo coinvolgente ballo le lezioni di
tango argentino con i maestri internazionali saranno aperte anche ai principianti.

Tutti i giorni, dal 30/5 al 2/6/08, lezioni di tango argentino con maestriinternazionali anche per principianti assoluti presso Hotel Majesty (prenotazione al 339.668.16.68).

(info: www. apuliatangofestival.com, tel. 339.668.16.68)

Fonte NSC - NonSoloCinema

Lultima casa di Tiziano Scarp

Written by on Thursday, May 29th, 2008 in Uncategorized.


Una nube densa sovrasta le strutture di un cimitero in ampliamento dove, a causa della loro povertà, vivono due operai addetti alla ricostruzione dell’edificio. Fra le pareti di loculi si avvicendano personaggi bizzarri, ognuno dei quali è legato all’ambiente funereo: da due amanti, la cui passeggiata notturna non ha un epilogofelice, al facoltoso Ivo Mezler, che ha perso la gara d’appalto per il riassetto del cimitero a causa della vittoria del figlio.
I personaggi sono delineati tramite un duplice profilo: quello grottesco, accentuato dalla paradossalità di certi comportamenti che sfociano in una piacevole comicità, ed uno di interesse sociale, che evidenzia, in modo pungente ed efficace, le contraddizioni presenti nell’immaginario della società moderna caratterizzata da folli ed inspiegabili pregiudizi.

Il confine tra realtà e finzione scenica sbiadisce con il passare dei minuti: i personaggi non sono altro che esempi dei comportamenti tipici dell’uomo contemporaneo e la pièce diventa così uno specchio nel quale ciascun individuo ha il dovere di riconoscere gli errori del presente. L’utilizzo di maschere facciali sembra voler disilludere il pubblico riguardo ad una possibile associazione di una certa caratteristica ad una specifica persona, che in questo caso avrebbe il volto del’attore; è evidente invece l’invito ad una immedesimazione totale col personaggio, che non possiede un volto delineato proprio perché identificabile con ogni uomo.
Un ulteriore incontro-scontro presente nel testo, che consiste nella riscrittura de La Casa Nova di Carlo Goldoni ad opera di Tiziano Scarpa, è quello tra vecchi e giovani, rappresentati rispettivamente dall’illustre ingegner Mezler e dal figlio Lucio. Il loro modo di intendere il lavoro del costruttore è comletamente differente e mette in luce un cambiamento radicale: la preponderante posizione acquisita dal lato utilitaristico rispetto ad ogni altro aspetto del progetto. A differenza del padre, Lucio privilegia la funzione di ciò che deve costruire, allineandosi con la concezione architettonica razionalista che, contestando l’inutilità di certi caratteri costruttivi, rivolgeva l’interesse esclusivamente alla praticità degli edifici.
La bellezza e i virtuosismi perdono valore in un sistema limiato a soddisfare solamente il benessere della società; così i progetti altisonanti ed utopistici di Mezler, che gli hanno permesso in passato di affermarsi come uno dei più grandi maestri del suo tempo, vengono accantonati e surclassati da quelli dell’intraprendente figlio.

La mancanza di una trama articolata e lo sviluppo episodico della vicenda, permette al regista di enfatizzare il lato grottesco e caricaturale dei personaggi. Le coinvolgenti battute, pur essendo spess a sfondo sessuale o comunque riguardanti tematiche non proprio fini, non cadono mai nella volgarità scontata ma sottolineano il lato paradossale ed irriverente della vicenda.
L’opera gode di un pregevole equilibrio tra avanguardia, identificabile con le originali soluzioni sceniche accompagnate dalla combinazione di più effetti (luci, fumo e musica), e tradizione, rappresentata delle maschere in tessuto che ricordano quelle di cuoio tipiche della commedia dell’arte.

L’ultima casa di Tiziano Scarpa

Musiche originali: Andrea Mazzacavallo

Regia: Michele Modesto Casarin

con Federico Scridel, Roberto Serpi, Michele Modesto Casarin, Marta Dalla Via, Manuela Massimi.Scene e costumi Licia Lucchese
Maschere Stefano Perocco di Meduna

Realizzazione scene: Roberto Rossetto

Realizzazione costumi: Caterina Volpato, Benito Sposato

ttrezzeria: Romeo Gava, Stefania Tosi

Coreografie: Patrizia Aricò

Disegno luci: Filippo Caselli

Datore luci: Roberto Rossetto

Fonico: Paolo Battistel

Assistenti realizzazione costumi: Marianna Fernetich, Sonia Marianni

Responsabile di produzione: Jessica Valli

Durata: 80 minuti circa

www.pantakin.it

Fonte NSC - NonSoloCinema

Presentazione Stagione lirica 200809 del Teatro Comunale di Bologn

Written by on Thursday, May 29th, 2008 in Uncategorized.


Mercoledì 4 giugno 2008, ore 12.00 si terrà al Teatro Comunale la Conferenza Stampa di presentazione della Stagione Lirica 2008 - 2009

Fonte NSC - NonSoloCinema

Festival Teatri delle mur

Written by on Thursday, May 29th, 2008 in Uncategorized.


Dal 14 al 26 giugno è a Padova TEATRI DELLE MURA, il festival che ha scelto gli antichi bastioni come palcoscenico privilegiato per portare la città veneta al centro della scena teatrale italiana contemporanea. Giunto alla quarta edizione, Teatri delle Mura è promosso dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo del omune di Padova e dalla Regione Veneto, ed è realizzato con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il contributo di APS, Melbook Store, Cantina Ca’ Lustra, Hotel Giotto, Imprimenda e dei media partner 2night e NonSoloCinema.com.

4 sono gli spazi scenici del festival. I suggestivi Bastioni Alicorno e Santa Croce, confermano ancora una volta il legame profondo della rassegna con la storia della città, trasformando un posto di difesa militare in luogo i incontro e condivisione di un evento culturale. Novità dell’edizione 2008: l’uso di Palazzo Zuckermann e del più moderno monumento di Daniel Libeskind in memoria delle vittime dell’11 settembre, che collega idealmente il passato al presente della città. Padova si apre al pubblico in tutto il suo splendore, antico e moderno, e diventa un unico multiforme palcoscenico per accogliere un teatro che ricerca nuovi spazi dove essere vissuto.

Il programma è vivace e ricco di apuntamenti. In 13 giorni la città sarà animata da ben 27 spettacoli - di cui 4 Anteprime nazionali, 12 Prime nazionali e 8 Prime regionali - che fanno di Padova una vetrina ormai inconfondibile per il teatro, sia locale che nazionale, con un cartellone che accoglie accanto a compagnie affermate, talenti locali e realtà emergenti.

Il Festival offre alcuni possibili paralleli “percorsi di lettura”, che a volte si intersecano. Il primo, AMERICA OGGI, si ritrova nel confrnto degli artisti, soprattutto padovani, con la letteratura americana, a partire dall’omaggio a David Mamet. Il 14 giugno Vasco Mirandola e Giancarlo Previati presentano Questa non è un’epoca che favorisce le arti, un vero e proprio tributo al celebre autore e regista statunitense, vincitore del Premio Pulitzer e per due volte nominato agli Oscar. Di Mamet saranno presentati anche Glengarry Glen Ross a cura di ‘O Zoo Nô, per la regia di Michele Di Mauro (19 giugno) e una rivisitazione di Pervrsioni Sessuali a Chicago, in Undici del mattino a cura compagnia Carichi Sospesi (19 giugno). Alle opere di Philip Roth e John

Fante è invece ispirato lo spettacolo Mio padre della compagnia Teatro Popolare di Ricerca (20 giugno), mentre Quellicherestano si confronteranno con la tragedia musicale di Sam Shepard Bocca di Cowboy (25 giugno). Antonio Panzuto e Alessandro Tognon presenteranno un lavoro ispirato a Raymond Carver sul declino del sogno americano (18 giugno); Andra Pennacchi racconterà il mito di Bruce Lee (20 giugno) e Loris Contarini farà rivivere l’Urlo generazionale di Allen Ginsberg e della Beat Generation (15 giugno). Il giovane attore-autore Fabrizio Coniglio porterà invece uno spettacolo ispirato ad un fatto di cronaca: Il Viaggio di Nicola Calipari, l’agente italiano ucciso in Iraq dal “fuoco amico” dei soldati americani (18 giugno).

Il secondo percorso di lettura è tutto al femminile. Con RASOI ROSA, il festival rene omaggio all’arte delle attrici, registe, autrici e interpreti del teatro italiano: taglienti come rasoi, ma sempre donne. Il 14 giugno LICIA MAGLIETTA, brava attrice sia di teatro che di cinema - la ricordiamo come protagonista del film Pane e Tulipani - apre il festival con Vasta è la prigione, intenso monologo della scrittrice algerina Assja Djebar che racconta la storia di una giovane donna obbligata a sposare un uomo che non ama. La seguiranno ERMANNA MONTANARI, (premio Ubu “miglior attrce” 2000 e 2007) straordinaria macchina-attorale del Teatro delle Albe che debutta al festival con il suo nuovo lavoro, Rosvita (23 giugno) ed EMMA DANTE e la Compagnia Sud Costa Occidentale, con lo struggente Vita Mia (21 giugno). Vere e proprie rivelazioni le giovani Cristina Spina - già attrice con Castri, Irene Papas, Pitoiset e Cirillo – con lo spettacolo-inchiesta Primo studio su: mi chiamo Rachel Corrie, attivista americana di 23 anni uccisa a Gaza da un bulldozer israeliano (26 giugn); Laura Nardi – già protagonista in spettacoli di Patroni Griffi, Nekrosius e Ronconi – con il testo di Letizia Russo Primo amore (24 giugno) e la padovana Roberta Sferzi con Angelo, testo vincitore del Premio Tuttoteatro 2007 (21 giugno). E ancora Roberta Geri che, in Pittura su legno, incarna la morte così come raccontata dal genio di Ingmar Bergman, per la regia di Andrea Mancini (21 giugno).

Terzo percorso di lettura riguarda invece gli AUTORI VENETI: sono molte l compagnie e gli autori di Padova e del Veneto che partecipano alla rassegna. Oltre agli artisti già citati, il Festival Teatri delle Mura presenta anche il nuovo lavoro di GIANCARLO MARINELLI (Premio Campiello 2006, Selezione Giuria dei Letterati), Una madre, monologo spirituale in cui la Vergine Maria (interpretata da Michela Ottolini) non riesce a rassegnarsi alla perdita del figlio Gesù (22 giugno); e il sarcastico e pungente spettacolo del celebre autore vicentino VITALIANO TREVISAN (Preio Campiello Francia 2008), Tre drammi brevi, in cui è criticata proprio la città di Vicenza, mettendo in luce i meccanismi, spesso provinciali, del sistema dell’arte nel ricco e produttivo Nordest (15 giugno). Un altro spettacolo che evidenzia in modo ironico, caustico e dissacrante le contraddizioni del Veneto dei nostri giorni è Made in Italy, vincitore del Premio Scenario 2007, della compagnia di Verona Babilonia Teatri (16 giugno). Attraverso lo spettacolo Romances, frutto un progetto d ricerca finanziato dalla Comunità Europea che ha previsto interviste e laboratori con adulti e bambini Rom del

padovano e del veneziano, la giovanissima compagnia MARGINeMIGRANTE, intende invece mettere in discussione lo stereotipo dello “zingaro” (17 giugno).

Teatri delle Mura, che si avvale della direzione artistica del critico Andrea Porcheddu, ospita anche gli spettacoli di alcune tra le più interessanti COMPAGNIE NAZIONALI.
Cent’anni. Un secol di lavoro e lotte contadine di ARCA AZZURRA TEATRO, rende omaggio al mondo contadino, vero motore delle conquiste sindacali e politiche in Toscana così come in altre zone del nostro paese (23 giugno).
Dissonorata. Un delitto d’amore in Calabria (premio Ubu 2007 come miglior spettacolo italiano), di SCENA VERTICALE, innalza, attraverso la voce di una donna di un paese del Sud Italia, una riflessione sulla condizione femminile nell’era del villaggio globale (26 giugno).
Ambientato in Meridione ??? anche l’iperrealista Chiòve di TEATRI UNITI, versione in napoletano di Piove a Barcellona del catalano Pau Mirò, ambientata in un appartamento fatiscente dei Quartieri Spagnoli di Napoli (24 giugno); e il napoletano è anche la lingua di Passione, del musicista-performer CANIO LOGUERCIO: una travolgente messa in scena di canzoni d’amore, cantante rigorosamente nella lingua più sensuale (16 giugno).
La compagnia di Firenze MIMESIS, diretta da Claudio Longhi, presenterà invece un testo fortmente politico su Edoardo Sanguineti, da oltre quarant’anni uno degli indiscussi protagonisti della vita culturale e politica italiana (22 giugno), mentre la veneziana PATHOSFORMEL, vera e propria rivelazione (segnalazione speciale Premio Scenario 2007), realizzerà La timidezza delle ossa, una performance molto suggestiva sulla poeticità del corpo umano (25 giugno).

Attenzione particolare meritano infine Deboli e storti di Tamteatromusica e Sogno in la minore della compagna di teatrodanza Ottavogiorno, entrambi frutto di laboratori con attori diversamente abili. Due spettacoli, in cui a partire dalla diversità si giunge ad un’unità espressiva coinvolgente ed emozionante (14 e 17 giugno).

I biglietti al costo di 8€ l’intero e 6€ il ridotto possono essere prenotati telefonando al numero 334 2981893 oppure acquistati la sera nel luogo dello spettacolo un’ora prima dell’inizio.
Info: 334 2981893, www.teatridellemura.it </div\u003

Fonte NSC - NonSoloCinema

Il buio di giorn

Written by on Thursday, May 29th, 2008 in Uncategorized.


Messo in scena da Filippo Dini sulla base della versione italiana curata da Graziella Perin, Il buio di giorno è un’opera dalla forte tensione drammatica, inquietante come un thriller esistenziale, che intreccia sulla scena i conflitti generazionali tra un padre e una figlia, da una parte, e la tragedia contemporanea della emigrzione clandestina, dall’altra.

Tutto si svolge all’interno di un anonimo appartamento alla periferia di una grande città europea, dove un padre e una figlia (unici superstiti del lungo viaggio nel corso del quale ha incontrato la morte la rispettiva moglie e madre) vivono rintanati in attesa di sconosciuti che dovrebbero portare loro dei falsi documenti e una nuova identità. Il padre trascorre le sue giornate consumato dal rimorso di non aver potuto (o saputo) aiutare la mglie e paralizzato dalla paura: non solo di essere scoperto, ma anche quella di un futuro incerto, del disfacimento della propria identità in una cultura straniera, che lo rifiuta. Lo sradicamento culturale mette in discussione i ruoli di padre e figlia, facendo sbilanciare violentemente gli equilibri familiari. Ne nasce una lotta che non prevede vincitori e vinti. Potrebbe essere semplicemente una storia di quotidiano amore e dolore clandestino nella fortezza Europa, ma il linguaggio asciutto duro, specchio tagliente di una realtà sofferta, adottato da Mankell preserva il testo dal naturalismo e sposta il tono del racconto verso il thriller sociale, che risulta qui intrinsecamente legato al dramma generazionale che cresce silenzioso ed infine esplode, implacabile, in un contesto globalizzato.

Protagonisti dello spettacolo sono Federico Vanni, nel ruolo del Padre, e Ilaria Amadasi, in quello della figlia. L’autore di Il buio di giorno - Henning Mankell (Stoccolm, 1948) - vive nel Mozambico, dove dirige un teatro ed è diventato celebre in tutto il mondo soprattutto per la sua attività di giallista: i romanzi da lui dedicati alle avventure del commissario Kurt Wallander sono pubblicati con successo anche in Italia. Il buio di giorno viene rappresentato sul palcoscenico della Corte a ingresso libero, sino a esaurimento dei posti. La Rassegna Sguardi contemporanei proseguirà – sempre a ingresso libero – con Mojo-Atlantic Club dell’inglese Jez Butteworth (dal 10 al 14 giugno), per continuare ad esistere poi in tournée a Milano (Teatro Franco Parenti), La Spezia (Giardini Allende) e Sanremo (Villa Ormond).

Fonte NSC - NonSoloCinema

Romeo e Giuliett

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La grandezza drammaturgica di Shakespeare rende possibile trasportare in qualsiasi epoca i suoi testi, di qui la scelta di ambientare questa tragedia immortale tra gli anni 30 e 40. Ridotto e adattato in maniera rigorosa il testo mantiene la sua classicità mentre la storia prende vita in una città americana durante la swing era come in un film noir in bianco e nero. In scena, oltre agli attori, la presenza di una small band accompagna la parola con musiche originali che si rifanno ai grandi compositori americani di quel periodo (Duke Ellington e Cole Porter, come ispirazioni principali) creando così, attraverso l’emozione della musica, l’ambientazione storica di quegli anni.

con Manuela Annovazzi, Marco Beghelli, Matteo Bosurgi, Marco De Meo, Alessandro Dinuzzi, Luisella Pescatori e Gerardo Paganni
musicisti: Andrea Cassaro, Marco Serra, Paolo Profeti e Mirko Puglisi

scenografie: Roberto Pugliesi

disegno luci: Stefano Capra

costumi: casa d’arte Liolà

arrangiamenti: Gabriele Comeglio

traduzione, adattamento e regia: Chiara Colombo

Fonte NSC - NonSoloCinema

Samson et Dalil

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Opera in tre atti e quattro quadri di Ferdinand Lemaire, “Samson et Dalila” mancava dal palcoscenico del Teatro Comunale dal 1951. Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Comunale di Bologna Eliahu Inbal, uno dei più grandi direttori d’orchestra al mondo, attualmente Direttore musicale del Teatro La Fenice di Venezia Direttore principale dell’Orchestra Metropolitan di Tokyo. Inbal, il cui vastissimo repertorio si estende dalla musica sinfonica a quella operistica, ha ricoperto negli anni svariati incarichi di grande importanza e rilievo, tanto da meritarsi il titolo di Officier des Art set des Lettres dal governo francese, la Goethe-Plakette a Francoforte, il Goldenes Ehrenzeichen a Vienna e l’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca.

Insieme sul palcoscenico del Teatro Comunae di Bologna due grandissimi interpreti: il tenore Josè Cura e la soprano Julia Gertseva, nei ruoli del titolo. Josè Cura, argentino di Rosario, è considerato uno degli artisti d’opera più completi e importanti di oggi. Famoso in tutto il mondo per le sue magistrali interpretazioni – e in particolare proprio di Samson di Saint-Saëns e di Otello di Verdi -, Josè Cura dopo essere stato ospite dei più grandi teatri d’opera del mondo si è avvicinato alla regia, allestendo Un ballo in mascera di Verdi all’Opera di Colonia. Accanto a lui, Julia Gertseva, soprano russa recentemente ammirata nel ruolo di Carmen al Maggio Musicale Fiorentino, vestirà i panni di Dalila. Julia Gertseva, già applaudita dal pubblico bolognese nel ruolo di Charlotte nel Werther di Massenet, accanto ad Andrea Bocelli, torna sul palcoscenico del Teatro Comunale nel ruolo della bella e seducente eroina biblica. Completano il cast Mark Rucker nel ruolo del Gran Sacerdote di Dagone, Mario Luperi nel ruolo d Abimelech, Ivica Cikes nel ruolo di un Vecchio ebreo, Cristiano Olivieri nel ruolo di un messaggero filisteo, Paolo Cauteruccio nel ruolo del Primo Filisteo, Mauro Corna nel ruolo del Secondo Filisteo.

La regia è affidata al polacco Michal Znaniecki, che proprio a Bologna si è laureato, prima di diplomarsi anche in Regia teatrale alla Scuola Civica d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Regista eclettico che spazia dal teatro di ricerca alla regia lirica, Znanieci dice di partire sempre, nei suoi allestimenti, dallo spazio scenico. “E’ proprio quello che crea e influenza i personaggi e le loro relazioni. […] Spazio claustrofobico. Spazio caotico. Spazio luminoso. Spazio distrutto. Queste sono le prime indicazioni che diamo al pubblico. Nel mondo di oggi, in cui l’immagine si mette al primo posto nella cultura di massa, il regista dipende proprio dalla visualizzazione delle proprie idee”. Lontano da un’idea di dualismo metafisico Uomo-Donna come dcotomia tra Bene e Male, il regista polacco rilegge la storia di Sansone e Dalila come una storia quotidiana, in cui ad affrontarsi sono un uomo e una donna. “Una donna vera. Una donna che sa amare e che sa vendicarsi per un amore deluso. Una donna che non può accettare che la religione (ideologia, politica, missione) possa essere più forte dell’amore”. Cercando un punto di equilibrio tra la tradizione biblica e la sperimentazione, Znaniecki costruisce i personaggi dell’opera lasciando spzio alla libertà espressiva dei singoli cantanti e del loro mondo, “per creare una dimensione nuova e fresca senza basarsi sugli stereotipi storici o esecutivi delle altre produzioni”. Infatti, il regista polacco ammette di non tenere in nessun conto, nell’allestimento dell’opera, i precedenti, basandosi invece “solo sul materiale musicale proposto dal compositore facendo spesso finta di non conoscere altre interpretazioni”.

Le scene sono di Tiziano Santi, vincitoredel premio “Ubu 2006” per le migliori scenografie per il progetto “Domani” realizzato a Torino da Luca Ronconi per le Olimpiadi invernali, i costumi sono di Isabelle Comte, le coreografie sono di Aline Nari, le luci di Daniele Naldi. Il maestro del coro è Paolo Vero.

Rappresentato per la prima volta al Teatro Granducale di Weimar il 2 dicembre 1877 su intercessione di Franz Liszt, che ne era il Direttore artistico, “Samson et Dalila” è la terza opera scritta daCamille Saint-Saëns, e una delle poche ad essere rimaste nei repertori dei teatri d’opera. Scritta su libretto di Ferdinand Lemaire - che a sua volta, nel drammatizzare il celebre episodio biblico, si ispirò a illustri precedenti, tra i quali “Il Cantico dei Cantici”, “Samson Agonistes” di John Milton e “Samson” di Voltaire - , “Samson et Dalila” subì svariate trasformazioni e dovette aspettare ben tredici anni prima di essere rappresentata in Francia, dove venne finalmente msso in scena a Rouen il 3 marzo 1890. Nata come oratorio – di cui resta traccia nelle lamentazioni degli Ebrei sottomessi e vinti dai Filistei nella scena I del primo atto - , l’opera in seguito si trasformò sino a diventare un esempio perfetto del grand-opéra francese. Organista di fama, pianista, critico musicale, compositore di grandi pagine sinfoniche, Camille Saint-Saëns si batté in vita per la diffusione della musica francese, fondando a questo scopo la Société nationale de musiqu. Con “Samson et Dalila” il compositore, uno dei più prolifici dell’Ottocento francese, diede vita ad un grande affresco che oscilla tra l’esotismo e la moda neo-greca tanto in voga durante il Secondo Impero. “Samson et Dalila”, infatti, ha tutte le caratteristiche del grand-opéra francese: lo sfarzo dell’impianto scenico, l’azione coreografica di grande impatto e l’intreccio romanzesco con un conflitto religioso come sfondo, così da permettere l’inserimento di grandi scene di massa.In “Samson et Dalila” convivono le molte anime della cultura francese dell’epoca, dal misticismo alla sensualità, dall’esotismo all’ellenismo, con un gusto particolare per la vena melodica di stampo tipicamente francese. Muovendosi nella linea che andavano tracciando compositori come Bizet e Delibes, Saint-Saëns accentua il melodismo accattivante e il gusto per l’effetto.

La vicenda è suddivisa tre atti e quattro quadri.
Atto Primo. Siamo a Gaza, nella piazza davanti l tempio di Dagone. Al lamento degli ebrei sulla schiavitù dai filistei interviene Sansone, che si dice pronto a liberarli non prima di averli rimproverati di aver perduto la fede. Abimélech, satrapo di Gaza, interviene per farsi beffe del Dio d’Israele, suscitando così la rabbia di Sansone che lo affronta e lo uccide. Il Gran Sacerdote di Dagone, ritrovato il corpo di Abimélech, ordina ai soldati di sterminare Sansone e tutto il suo popolo. Il giorno dopo, mentre gli ebrei levano un inno d ringraziamento al Signore, dal tempio esce un gruppo di fanciulle filistee alla cui testa c’è la bellissima Dalila, che canta la vittoria di Sansone. La fanciulla, dopo averlo incoronato, lo invita a seguirla nella valle di Sorek. Sansone, pur combattuto, decide di seguirla.
Atto secondo. Dalila prega Dagone perché la aiuti a vendicare il suo popolo. Arriva da lei il gran sacerdote, che chiede alla fanciulla di estorcere a Sansone il segreto della sua forza sovrumana. Al sopraggiungere dell’roe, accecato d’amore per lei, Dalila lo seduce e al suo rifiuto di rivelare il segreto della sua forza, la fanciulla lo accusa di non amarla. Sansone, disperato, cede. Sopraggiungono allora gli uomini del gran sacerdote, richiamati dalla voce di Dalila. Atto terzo. Sansone, con i capelli rasati, è legato a una macina nella prigione di Gaza. Mentre prega Dio di liberare il suo popolo, sente il lamento degli ebrei, che lo accusano di averli tradito. Condotto nel tempio di Dagone, dove i filiste stanno festeggiando la vittoria, Sansone viene irriso. Il gran sacerdote sfida il Dio degli ebrei a ridare la forza a Sansone, sottrattagli con il taglio dei capelli. Allora Sansone, invocando l’aiuto divino, chiede che per un’ultima volta gli sia restituita la forza di un tempo. Appoggiatosi a due colonne del tempio, l’eroe ritrova la sua forza e decide di immolarsi con tutti i filistei.

“Samson et Dalila” replica martedì 3 giugno (ore 20.30, Sera A), mercoledì 4 giuno (ore 20.30, Sera C), venerdì 6 giugno (ore 20.30, Sera B), sabato 7 giugno (ore 18.00, Pomeriggio), domenica 8 giugno (ore 15.30, Domenica).

L’opera sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio 3.

In occasione della prima di “Samson et Dalila”, nel Foyer Respighi del Teatro sarà visitabile la mostra fotografica delle prove dell’opera, a cura di Bepi Caroli.

Lo spettacolo è realizzato grazie al contributo dell’associazine Per il Comunale.

La replica di “Samson et Dalila” di venerdì 6 giugno sarà trasmessa in diretta via satellite in alta definizione nei cinema digitali di gran parte dell’Europa.

Il progetto è reso possibile grazie all’iniziativa di DDCinema - una partnership tra le società italiane Dynamic e Qubo e la belga XDC - che lancia l’opera lirica in diretta nelle sale cinematografiche digitali internazionali. Il progetto, che ha preso avvio a gennaio 208 con la diretta del “Mefistofele” di Arrigo Boito dal Teatro Massimo di Palermo, si conclude per questa stagione con la diretta del “Samson et Dalila” dal Teatro Comunale di Bologna, per essere ripreso in autunno. In collegamento ci saranno oltre 100 sale cinematografiche digitali, sia in Italia che all’estero (per informazioni è possibile visitare i siti www.dynamic.it e www.ddcinema.net).

A Bologna sarà possibile vedere in diretta la replica del 6 giugno di “Smson et Dalila” al Cinema Europa in via Pietralata 55, alle ore 20.30. Per informazioni: tel. 051.52.38.12.

Fonte NSC - NonSoloCinema

Abeliano ultimo sfratt

Written by on Thursday, May 29th, 2008 in Uncategorized.


Attori e tecnici si esibiranno in una conferenza-spettacolo e il palcoscenico del Teatro Abeliano sarà aperto a quanti vorranno testimoniare la loro solidarietà con parole, musica, poesia, ma anche con una semplice presenza.
Si parte dunque dalle 10 con uno spazio dedicato alle testimonianze-
spettacolo, cui seguirà, alle 11, a conferenza stampa e una jam session degli artisti presenti.

“Siamo riusciti a strappare un’altra stagione ad uno sfratto tanto pervicace quanto assurdo e incomprensibile pagando un prezzo non indifferente, compreso il lungo silenzio impostoci da esigenze legali e da reiterati tentativi di accordi, purtroppo vani. Il 31 luglio 2009 l’Abeliano dovrà traslocare. L’intera Città ci sta regalando calore e solidarietà ma un anno vola in fretta e un progetto concreto per il fturo dell’Abeliano è impellente”.

Centrale Polivalente Abeliano
Via della Costituente 84/d
Bari

Fonte NSC - NonSoloCinema

Dammi mille bac

Written by on Thursday, May 29th, 2008 in Uncategorized.


È lo stesso Dino Verga a fornire una chiave di lettura per le sue creazioni: «Ogni mia coreografia nasce da un’esigenza. Non è il solo desiderio di sperimentare o ricercare nuovi codici e inedite dinamiche. Il moto parte sempre dal profondo di mondi onirici turbati e corrotti dall’impatto violento con una realtà dogmatica e itransigente. Il conflitto cruento all’interno della mia psiche genera autonomamente un movimento che fluisce attraverso il mio corpo come la danza di uno sciamano in stato di trance. È la mia parte razionale a fare poi la cernita di tutto il materiale prodotto per strutturarlo affinché non resti solo una personale elucubrazione spirito-intellettuale, ma perché diventi cognizione fruibile al pubblico.

Sebbene sia affascinato dalla letteratura di ogni tipo e di tutti i temp, non amo raccontare storie […] Ma la mia danza più che astratta potrebbe definirsi archetipica: l’indagine drammaturgia è sempre volta infatti all’idea fondante di uno stato d’animo o più puristicamente di un’estetica, ed è quella che viene portata in scena. Mi attraggono tutti i disagi non espressi, e cioè quelli che s’incuneano nel silenzioso e riservato profondo, che non trovano sfogo perché arginati dalla griglia del ritegno, gli stessi aculei che deformano il corpo, sgraziandolo estorpiandolo. In modo altro quelle stesse storture sono anche lo specchio di tic e di vizi quotidiani che amo amplificare al limite dell’illogico, nella caricatura di un’umanità all’inesausta ricerca di un’identificazione.
Dammi mille baci completa il viaggio di Dino Verga intorno ai Fiori del Male di Baudelaire. Nel 2003 la compagnia dà vita a Les fleurs du mal un progetto coreografico articolato intorno alle sei liriche censurate nella prima edizione baudeleriana de Les Fleurs del 1857, preentando le prime tre piece Solitarie, Le metamorfosi del vampiro, coreografie di Dino Verga, e Il Cielo capovolto – lesbos, firmata da Dino Verga insieme a Luca Russo.

In Dammi mille baci, una danza fluida e precisa si fonde con poesia, musica e videoproiezioni per testimoniare le storture della quotidianità e le abiezioni della storia. Un manifesto contemporaneo sull’amore, la speranza, il dolore, l’abbandono: i fiori malati sopravvivono nonostante la prepotenza e l’incuia per rivivere in una coreografia che testimonia come l’amore, coltivato con testardaggine, possa sanare le ferite e divenire unica cura alla corruzione.

Inizio spettacoli ore 21.30

Centrale Idroelettrica Taccani
via Bernabò Visconti 14, Trezzo sull’Adda

Servizio pullman gratuito per Trezzo sull’Adda con partenza da Milano alle ore 20.00 dalla sede della Provincia, Corso Monforte angolo via Viavaio. La preotazione dei posti pullman è obbligatoria e deve essere effettuata entro il giorno prima della data dello spettacolo scelto: tel. 02 716791 (lun 14.30/19.30 – mart/sab 11.30/19.30).
Informazioni/prevendita/prenotazioni
Teatro dell’Elfo, tel. 02 716791 (lun 14.30/19.30 – mart - sab 11.30/19.30)
I biglietti possono essere acquistati on line sul sito www.addadanza.org

Fonte NSC - NonSoloCinema

SERATA PETRUSHK

Written by on Thursday, May 29th, 2008 in Uncategorized.


Tralasciando le rivisitazioni psicologiche dei personaggi e giocando per contrasto con le musiche originali di Stravinskij, la coreografia dell’artista torinese si allontana dal realismo e dal gusto per il colorismo esotico, per il folclore e per la spettacolarità dell’opera primigenia di Fokine, privilegiando “una visione metfisica e disumanizzata, fondata sul ritmo, sul fraseggio e sulla dinamica”.
Levaggi pone sull’opera in questo modo uno sguardo privo di romanticismo e modellato dalle note di Stravinskij, una musica con qualità di ritmo e di libertà tali da produrre spostamenti di tempi e accenti audacemente contemporanei. In questo modo i movimenti dei ballerini sembrano cogliere casualmente accenti sospesi nello spazio, rovesciando il senso del balletto originale: non più riferimento voluto ma ricordo orai lontano nella mente dello spettatore.
Precedono Petrushka, debuttato nel marzo 2008 al Teatro Comunale di Modena, altre due creazioni di Levaggi: In a Landscape, assolo danzato dallo stesso coreografo su musiche di John Cage, e SolO, danza che nasce da uno stato confusionale e di totale perdita dell’equilibrio, animata dalle composizioni del musicista estone Arvo Pärt, il “padre del minimalismo sacro”.

Il Balletto Teatro di Torino, diretto da Loredana Furno e compost da otto danzatori di varia provenienza e diversa formazione, si è andato formando in questi anni come strumento particolarmente adatto all’estetica coreografica di Matteo Levaggi, ormai riconosciuta sia dalla critica nazionale che da quella di oltre confine. I successi in Italia e all’estero nel corso di ripetute tournées stanno imponendo sempre più la compagnia torinese come una delle più importanti realtà della danza italiana di oggi.

Matteo Levaggi si forma alla scula del Balletto Teatro di Torino, dove ha modo di segnalarsi come solista dalla spiccata personalità e dalle speciali qualità di movimento. Dal 1997 al 1998 fa parte della compagnia Aterballetto di Mauro Bigonzetti, dopodichè sceglie una carriera libera, che lo vede al fianco, tra gli altri, di Giorgio Albertazzi e Karole Armitage.
Nel 1999 Loredana Furno lo vuole coreografo stabile del Balletto Teatro di Torino, che con lui ha modo di rimodellare la propria immagine sulla personale “lineafisica e qualità di movimento” del danzatore-coreografo, aprendo così una nuova strada che punta verso il lavoro puramente coreografico. Negli anni successivi riceve importati commissioni dall’Arena di Verona, dalla Biennale Danza di Venezia e dalla Biennale Musica di Zagabria. Per il BTT, Levaggi ha creato balletti definiti comunemente “astratti”, orientati a far incontrare i danzatori con il puro movimento, il tempo e lo spazio, ma anche pezzi che prendono ispirazione da artisti del ???900, come Andy Worhol e Man Ray. Negli ultimi mesi è al lavoro su una nuova creazione dal titolo Primo Toccare, commissionatagli dalla Biennale de la Danse de Lyon, che debutterà in prima mondiale nel settembre del 2008.

SOLO
musica di Arvo Pärt
con Selene Manzoni, Manuela Maugeri, Viola Scaglione, Mattia Furlan, Pedro Gonzales
Luca Martini, Takashi Setoguchi

IN A LANDSCAPE
musica di John Cage
pianoforte di Daniela Ferrati
con Matteo Levaggi

PETRUSHKA
musica di Igor Stravinskij trascrizione per pianoforte e percussioni del Trio Diaghilev
costumi di IED Torino (Progetto di Stella Tosco)
con Viola Scaglione, Manuela Maugeri, Selene Manzoni, Luca Martini, Mattia Furlan
Pedro Gonzales, Matteo Levaggi, Takashi Setoguchi

coreografie di Matteo Levaggi
luci di Marco Policastro

produzione Balletto Teatro di Torino
durata: 90′

Centrale Idroelettica Taccani
via Bernabò Visconti 14, Trezzo sull’Adda

Servizio pullman gratuito per Trezzo sull’Adda con partenza da Milano alle ore 20.00 dalla sede della Provincia, Corso Monforte angolo via Viavaio. La prenotazione dei posti pullman è obbligatoria e deve essere effettuata entro il giorno prima della data dello spettacolo scelto: tel. 02 716791 (lun 14.30/19.30 – mart/sab 11.30/19.30).
Informazioni/prevendita/prenotazioni
Teatro dell’Elfo, tel. 02 716791 (lun 14.30/19.0 – mart - sab 11.30/19.30)
I biglietti possono essere acquistati on line sul sito www.addadanza.org

Fonte NSC - NonSoloCinema

Che fine ha fatto Baby Jan

Written by on Wednesday, May 28th, 2008 in Uncategorized.


Dal 3 al 15 giugno 2008, al CRT Salone di via Ulisse Dini 7 – Milano, va in scena Che fine ha fatto Baby Jane?, progetto e regia Maria Pia Pagliarecci con Elisa Lepore e Monica Bonomi (martedì-sabato ore 21; domenica ore 16).

Blanche e Jane sono due vecchie bambine, sorelle, attrici che urono promesse sfolgoranti del mondo dello spettacolo. Si nutrono di ricordi e illusioni, allucinazioni e paure. Custodiscono terribili segreti. I resti del tempo andato riemergono dalla sabbia e le circondano, diventano l’occasione per fare i conti col passato. Ma il loro quotidiano è ridotto a un gioco mortale continuo: senza volere e potere costruire un futuro, vivono solo per ripetere il passato, consumando il tempo, il corpo, il ricordo. Si affrontano in cerca di una liberazione che non ariva mai. Ritroviamo le due sorelle lì dove le ha lasciate Robert Aldrich nel finale del film omonimo, a cui lo spettacolo si ispira. Qui tutto è già avvenuto: la fine della carriera artistica, la progressiva prigionia di Blanche, le vessazioni che Jane le infligge, il fallimento affettivo, le reciproche confessioni, tutto si è cristallizzato nella rappresentazione. Blanche e Jane mettono in scena la loro storia, attraversando la complessità del rapporto vittima-carnefice, in una vertiginedi specchi per cui la vittima può diventare carnefice e il carnefice non essere altro che la vittima: Jane è l’altra metà di Blanche e Blanche lo è di Jane. Le attrici lavorano perciò su entrambi i ruoli e di sera in sera si alternano nell’interpretazione.
Lo spettacolo non è la messa in scena del romanzo What Ever Happened to Baby Jane? di Henry Farrell.

intero: 12,00 €

ridotto: 9,00 €

info e prenotazioni:
02 89011644 www.teatrocrt.it

899.666.805 www.vivaticket.it

CRT Salone: tram 3-15, MM2 Abbiategrasso

Fonte NSC - NonSoloCinema

La memoria dei luogh

Written by on Wednesday, May 28th, 2008 in Uncategorized.


Il 5 giugno 2008 nel cortile della scuola Manzoni, luogo simbolo dell’operato di Almateatro, si darà vita ad un’azione scenica che raccoglie le esperienze del laboratorio La Memoria dei Luoghi.
Le attrici e registe di Almateatro sono entrate nelle case degli abitanti di San Salvario e hanno scambiato opinioni impressioni e ricordi con le abitanti. Hanno incontrato esponenti delle diverse comunità che vivono nel quartiere: somala, nigeriana, valdese ed ebraica.
Attraverso i loro racconti si sono individuate delle mappe interiori che solo raramente corrispondono a delle mappe geografiche e dall’elaborazione di queste esperienze sono nati i laboratori LA MEMORIA DEI LUOGHI rivolti a tre diverse fasce di età: donne arrivate nel quartiere con la propria famiglia in età adulta, licali che frequentano l’Istituto Regina Margherita, bambine della Scuola Elementare Manzoni

Con i laboratori teatrali sono venute a galla realtà insospettabili e ai più sconosciute elaborate delle attrici di Almateatro in un’azione scenica che vedrà impegnate sul palco di fronte alla chiesa di Pietro e Paolo tre generazioni di donne che nel corso dell’anno si sono confrontate sulle proprie esperienze di migrazione: si racconteranno storie al femminile, storie di arrivi in ua nuova città e di partenze dalle terre di origine. A partire da questo confronto, dai ricordi e dalle storie personali, l’obiettivo è interrogarsi sul futuro di ciascuna di loro all’interno di un quartiere e di una città che sempre di più si confronta con la multiculturalità. L’immaginario del quartiere di San Salvario è il cuore da cui partire per restituire a un territorio le sue mappe e i suoi percorsi di vita, per ricostruire i nodi che non esistono più, ma che restano nella mente dgli abitanti, per confrontarsi con spazi che esistono solo dentro di noi.
Le mappe rappresentano i luoghi fisici ma, per analogia, esse possono descrivere un luogo interiore. Possono registrare un percorso di vita, un’identità che cambia.
Ognuno di noi possiede le proprie: sono le rappresentazioni dei luoghi che abbiamo abitato che abitiamo, sono le tracce lasciate dagli incontri con altre persone, sono i segni delle strade che abbiamo scelto di percorrere o che abbiamo abbandonato. Per chi mira la mappe si moltiplicano: testimoni di luoghi lontani nello spazio e nel tempo o fedeli registrazioni di quelli abitati nell’oggi. Per chi cresce tra due culture la mappe sono numerose e la scelta delle più rappresentative di sè diventa difficile.

LA MEMORIA DEI LUOGHI, ore 21
Cortile dell’Istituto Manzoni
Corso Marconi 28, Torino
Ingresso libero

Fonte NSC - NonSoloCinema

LA SPOSA PERSIANA POSTICIPATA

Written by on Wednesday, May 28th, 2008 in 1.

Lo spettacolo La Sposa Persiana in programmazione al Teatro Toniolo di Mestre (Venezia) mercoled�¬ 16 e gioved�¬ 17 aprile 2008 e' posticipato a mercoled�¬ 28 e gioved�¬ 29 maggio 2008.
I biglietti gi�  acquistati rimangono validi. La Piccionaia â�� I Carrara Teatro Stabile di Innovazione
LA SPOSA PERSIANA
da Carlo Goldoni
Testo e regia Giancarlo Marinelli
Con Mariano Rigillo, Debora Caprioglio, Anna Teresa Rossini, Silvia Siravo, Edoardo (…)

Original post by Comunicato Stampa

Teatri delle Mura Festiva

Written by on Wednesday, May 28th, 2008 in Uncategorized.


Interverranno

Anna Babudri – Dirigente del Servizio Spettacolo della Regione del Veneto Monica Balbinot - Assessore alle Politiche Culturali e Spettacolo del Comune di Padova Andrea Porcheddu – Direttore Artistico di Teatri delle Mura 2008 alcuni degli artisti protagonisti di Teatri delle Mura 2008

TEATRI DELLE MURA, quarta edizione: dal 14 al 26 giugno,
Padova è al centro della scena teatrale contemporanea
italiana. Per tredici giorni i suggestivi Bastioni Alicorno
e Santa Croce, il Palazzo Zuckermann e il monumento di
Daniel Libeskind in memoria dell’11 settembre, diventano
l’affascinante palcoscenico del festival. 27 spettacoli, di
cui 4 Anteprime nazionali, 12 Prime nazionali e 8 Prime
regionali, trasformano Padova in una vetrina ormai
inconfondibile per il teatro, sia reionale che nazionale,
con un programma che comprende accanto a compagnie
affermate, talenti locali e realtà emergenti. Con artisti
come Emma Dante, Licia Maglietta, Giancarlo Marinelli,
Ermanna Montanari e Vitaliano Trevisan, il Festival Teatri
delle Mura si colloca tra le manifestazioni più importanti
dedicate al teatro contemporaneo in Italia.

Il festival è promosso dall’Assessorato alle Politiche
Culturali e Spettacolo del Comune di Padova e dalla Regione
Veneto, ed èrealizzato con il sostegno del Ministero per
i Beni e le Attività Culturali, il contributo di APS,
Melbook Store, Cantina Ca’ Lustra, Hotel Giotto, Imprimenda
e dei media partner 2night e NonSoloCinema.com.

TEATRI DELLE MURA festival

Giovedì 29 maggio 2008

ore 11.00

Palazzo Moroni - Sala Gruppi

via del Municipio, 1

Padova

Fonte NSC - NonSoloCinema

Gioca teatr

Written by on Tuesday, May 27th, 2008 in Uncategorized.


PLAY THEATRE, un casting di altissima qualità per una sorta di intera “stagione” concentrata in pochissimi giorni, con decine di attori che si divideranno gli spazi dedicati al teatro: il Teatro Pietro Aretino, il cortile del Palazzo Comunale (piazza della Libertà) e il Teatro Petrarca. L’obiettivo del festival è creare unprogramma che abbia la forza di contenere altre discipline artistiche, senza doverne privilegiare nessuna in particolare, con il teatro e la danza, per esempio, che non siano da meno di quella che di solito è la regina incontrastata dei festival italiani e del mondo: la musica. Questa la filosofia alla base di PLAY Arezzo Art Festival e dei suoi organizzatori (Comune e Provincia di Arezzo, Regione Toscana, Associazione Bluesin e Metamusic). E il risultato sono undici spettacoli, con tante altr punte di diamante, oltre Brook: Emma Dante, la grande regista siciliana, considerata l’astro nascente contemporaneo del settore; i Motus Danza, con un musical sul progresso e la modernità che suggerirà numerosi spunti di riflessione; Ariella Vidach con una performance molto particolare. Attraverso alcuni sensori cuciti sul vestito di scena, riuscirà a comporre musica e immagini, con il solo movimento del corpo; ma questo è solo un accenno al programma dettagliato di PLAY Theatre che riportamo di seguito:

Mercoledì 23 luglio

ore 21.30 – Teatro Pietro Aretino

PLAY CAMPUS – On Stage “L’ombra sul cielo”

Ingresso gratuito

Giovedì 24 luglio

ore 21.00 – Teatro Petrarca

“Fragments” basato su testi di Samuel Beckett, regia di Peter Brook

Biglietto: I° settore € 28,00 – II° settore € 20,00

or 22.30 – Cortile Palazzo Comunale

Motus Danza “Limiti”

Biglietto: € 10,00

ore 23.30 – Teatro Pietro Aretino

Ariella Vidach “DANXYmusic”

Ingresso gratuito

Venerdì 25 luglio

ore.19.30 – Teatro Pietro Aretino

PLAY CAMPUS – Autobahn Teatro “Santi calciatori”

Ingresso gratuito

ore21.30 – Teatro Petrarca

Peter Brook “Fragments”

Biglietto: I° settore € 28,00 – II° settore € 20,00

ore 23.00 – Cortile Palazzo Comunale

PLAY CAMPUS – Teatroconvaligia “Il tuo fragile sole”

Ingresso gratuito

Sabato 26 luglio

ore 19.00 – Teatro Pietro Aretino

Arrischianti “Casta Diva”

Ingresso gatuito

ore.22.00 – Teatro Pietro Aretino

PLAY CAMPUS – Compagnie dell’Ordine Sparso “Ho incontrato”

Ingresso gratuito

ore 23.30 – Teatro Pietro Aretino

Compagnia Cassepipe “La porta”

Ingresso gratuito

Domenica 27 luglio

ore 21.30 – Teatro Pietro Aretino

Sud Costa Occidentale “Il Festino” di Emma Date

Biglietto: € 10,00

ore 22.30 – Cortile Palazzo Comunale

Diesis Teatrango “La commedia della selva oscura”

Ingresso gratuito

Fonte NSC - NonSoloCinema

Dreamcatcher

Written by on Tuesday, May 27th, 2008 in Uncategorized.


Dreamcatcher (Acchiappasogni) è uno spettacolo basato su una leggenda indiana. Fondamentalmente si tratta di un viaggio nella fede, il cui protagonista è proprio il “Dreancatcher”, grande tela ruotante in acciaio e alluminio posta al centro della scena. Il significato dei sogni nella nostra vita ed il prezzo che paghiamo pe essi viene esplorato da questo oggetto magico nei suoi viaggi attraverso le lotte, la disperazione, il dolore, la speranza e la gioia che animano i nostri sogni.

Filtrata attraverso la visione artistica di Jacques Heim (Direttore Artistico), la danza diventa espressione della difficoltà del Dreamcatcher di far riscoprire la fede ad un angelo dai poteri taumaturgici in continua lotta con il male. Alla fine le forze del bene raggiungeranno una pace agitata.

Heim e i nove membri della compagnia (cinque uomini e quattro donne) hanno realizzato questo spettacolo nello stesso modo in cui sono stati concepiti tutti i lavori del loro repertorio: in cooperazione. Il fatto che ciascun membro della compagnia venga da una formazione artistica diversa genera uno spettacolo eclettico: il movimento comprende salti, voli, piroette e passi di danza più tradizionali.

La Compagnia è stata fondata a Los Angeles nel 1992 da Jacques Heim, coregrafo di uno degli spettacoli di maggior successo de Le Cirque du Soleil, KÀ, diretto da Robert Lepage.

Fin dalle prime creazioni, Heim definisce chiaramente un suo stile che sarà il “marchio” originale della Compagnia: estetica coreografica contemporanea, tensione acrobatica del movimento e uso coreografico dei materiali di scena (ruote, scale, porte, pareti da climbing…).

Il lavoro di Heim combina tra loro diverse influenze, dalla street dance prigina (da cui egli stesso proviene), alla physical dance degli americani Streb e Pilobolus, al cinema hollywoodiano, la pittura surrealista (in particolare di René Magritte), la spettacolarità del Cirque du Soleil e l’immaginario della quotidianità, per dare vita a rappresentazioni interdisciplinari che, attraverso la mediazione del linguaggio teatrale, “esaminano il rapporto ad un tempo divertente e drammatico dell’individuo con il suo ambiente”.

Si può dire che laDiavolo Dance Theater abbia ridefinito la danza in rapporto allo spazio scenico, per un pubblico moderno che vuole vivere a teatro le stesse forti emozioni che lo spettacolo cinematografico riesce a suscitare. I membri della compagnia Diavolo sono ballerini, ginnasti, attori, atleti… e sempre compagni di squadra. Sotto la guida del direttore artistico Jacques Heim, cooperano per sviluppare rappresentazioni su strutture e scenografie surreali e sovradimensionate. Oggetti della vita di tutti i iorni (porte, sedie, scale…) fungono da sfondo per il movimento artistico – salti, voli, piroette – per creare metafore che mettono in discussione i rapporti umani, le assurdità della vita e la lotta per la preservazione della nostra umanità in un mondo fatto di tecnologia.

Prezzi dei biglietti:

Gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.00, il prezzo del biglietto varia da 40,00 € a 13,00 € più prevendita (sono preiste riduzioni per giovani, gruppi ed anziani).

Per informazioni al pubblico: tel. 02.641142212/214.

www.teatroarcimboldi.it

Fonte NSC - NonSoloCinema

Festival di verdura 200

Written by on Tuesday, May 27th, 2008 in Uncategorized.


Mercoledì 28 maggio si apre la vendita degli abbonamenti per il Festival di Verdura 2008 che si svolgerà dal 28 giugno al 20 luglio 2008 nell’esotica cornice del Teatro di Verdura, e che vedrà la partecipazione delle masse artistiche del Teatro – l’Orchestra, il Coro e il Corpo di ballo – oltre a una serie di eventi con ositi internazionali come Daniel Harding e la London Symphony Orchestra, Eleonora Abbagnato, Ute Lemper, Ornette Coleman e Mikhail Baryshnikov.

Due le possibilità:

ABBONAMENTO A 10 SPETTACOLI (abbonamento Gold): I settore euro 240; II settore 200; III settore 160.

ABBONAMENTO A 5 SPETTACOLI (abbonamento Summer Classic: Nick the Nightfly – Hollywood Music – Harding/London Symphony Orchestra – Mikhail Baryshnikov – Chaplin Tribute: I settore euro 125; II settore 110; III settore 90.

Gli abbonamenti sono in vendita esclusivamente presso il botteghino del Teatro Massimo (martedì-domenica, ore 10-15), n. verde 800907080.

I biglietti per i singoli spettacoli saranno messi in vendita da sabato 14 giugno presso il botteghino del Teatro Massimo (martedì-domenica, ore 10-15), al botteghino del Teatro di Verdura la sera degli spettacoli a partire da un’ora pria dall’inizio; n. verde 800907080 e sul sito www.teatromassimo.it (prezzi da euro 35 a euro 10).

Fonte NSC - NonSoloCinema

VIII Festival Pergolesi Spontin

Written by on Tuesday, May 27th, 2008 in Uncategorized.


È dedicato al fiorire del genio, ai primi passi della fantasia creatrice con una particolare attenzione alle opere prime di Spontini e Pergolesi la VIII edizione del Festival Pergolesi Spontini che si terrà dal 5 al 14 settembre a Jesi (An) e in alcune suggestive località delle Marche in provincia di Ancona (Maiolati Spontini,Monsano, Montecarotto, Monte San Vito, San Marcello). Oltre alle due opere prime di Pergolesi e Spontini – vere e proprie rarità musicali –, il Festival propone le opere prime di grandi autori – da Mozart a Mendelssohn – e le musiche di Maestri all’epoca pionieri e precursori per la storia della musica, oggi ingiustamente dimenticati: il napoletano Nicola Fiorenza, poco più giovane di Pergolesi, e il pistoiese Ludovico Giustini, coetaneo di Bach; in programma anche “La notte dei proigi” con una serie di concerti il 13 settembre, affidati a giovanissimi musicisti in teatri, chiese, cortili, giardini del centro storico di Jesi. Come ormai di consueto gli ensemble specializzati nel repertorio antico quali la Cappella della Pietà de’ Turchini diretta da Antonio Florio, l’Accademia Barocca I Filarmonici con Corrado Rovaris, e l’Ensemble Dolce & Tempesta diretta da Stefano Demicheli, garantiranno il rispetto rigoroso della prassi esecutiva dell’epoca; tutti i concerti sarann trasmessi da Rai Radio Tre.
Il Festival gode del finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del sostegno degli enti locali soci della Fondazione Pergolesi Spontini (i Fondatori: Regione Marche, Provincia di Ancona, Comune di Jesi, Comune di Maiolati Spontini; i Partecipanti Aderenti: Comune di Montecarotto, Comune di Monte San Vito, Comune di Monsano e Comune di San Marcello) e del sostegno dei privati riuniti nel raggruppamento Art Venture (Gruppo Pieralisi, Leo Burnett talia, Moncaro, New Holland-Gruppo Fiat, S.E.DA., Starcom Italia) e con la collaborazione di Banca Marche e Camera di Commercio di Ancona. Apertura dunque venerdì 5 settembre (con replica domenica 7) al Teatro Pergolesi di Jesi con La Salustia, primo dramma serio di Pergolesi, andato in scena a Napoli al Teatro San Bartolomeo nel gennaio 1732 quando Pergolesi aveva soli 22 anni, proposto per quest’occasione in prima rappresentazione italiana in epoca moderna. L’edizione della Fondazione Pergolsi Spontini con revisione critica di Dale Monson ricostruisce l’autentica volontà dell’autore prima delle forzate modifiche, avvenute a pochi giorni dalla prima, a causa della morte di uno dei protagonisti, il Nicolino, celebre castrato italiano che si ammalò e morì durante le prove, sostituito di corsa dal tenore Francesco Tolve. Antonio Florio dirigerà la Cappella della Pietà de’ Turchini, fra i maggiori complessi italiani di musica barocca, affiancata da un gruppo di cantanti internazioalmente noti per il repertorio barocco: Maria Ercolano (Salustia), José Maria Lo Monaco (Alessandro), Marina De Liso (Marziano), Raffaella Milanesi (Giulia), Cyril Auvity (Claudio), Valentina Varriale (Albina). Il francese Jean Paul Scarpitta firma regia, scene e costumi; l’allestimento è realizzato in coproduzione con il Festival de Radio France et Montpellier.

Sabato 6 settembre, il Teatro Ferrari di San Marcello ospita il concerto dell’ensemble Dolce & Tempesta, formazine di musica antica con strumenti originali diretta da Stefano Demicheli, che eseguirà prime esecuzioni assolute in epoca moderna di musiche di Nicola Fiorenza, violinista e compositore coevo al Pergolesi, che insegnò al Conservatorio napoletano di Santa Maria di Loreto nella metà del Settecento.
L’organo Callido (1788) della chiesa di Santo Stefano a Maiolati Spontini sarà protagonista domenica 7 settembre del concerto di Nicolò Sari, con musiche di Buxtehude, Sweelinck, A. Marcello, Vivadi, Mozart, Valerj e Morandi. Per questo appuntamento, si rinnova la collaborazione pluriennale con il Festival Organistico Internazionale Città di Treviso e della Marca Trevigiana. Lunedì 8 settembre, alla Chiesa degli Aroli di Monsano, il pianista Andrea Coen suonerà la prima raccolta a stampa della storia dedicata allo strumento a martelli, le XII Sonate da Cimbalo di piano, e forte detto volgarmente di martelletti, dovuta al genio di Lodovico Giustini da Pistoia, coetaneo di Bach, che levide pubblicate a Firenze nel 1732: si tratta di dodici sonate, nelle quali confluiscono le esperienze di almeno due generazioni di clavicembalisti italiani arricchite dalle nuove - e allora quasi incredibili - potenzialità del neonato pianoforte. Il concerto verrà eseguito su una copia esatta dello strumento costruito dall’inventore del pianoforte Bartolomeo Cristofori nel 1726, copia realizzata da Kerstin Schwarz e gemella di quella commissionata dal museo degli strumenti musicali di Lipsia ove si trova l’originale.
Martedì 9 settembre al Teatro Condominale La Fortuna di Monte San Vito, il clavicembalista brasiliano Nicolau de Figueiredo, al suo debutto in Italia, eseguirà musiche di Domenico Scarlatti e Antonio Soler in un concerto dal titolo “Napoli e Spagna” dedicato ai due maestri della tastiera.

“Opere prime” è il titolo del concerto dell’Accademia Barocca I Filarmonici, diretta da Giuseppe Sabbatini, giovedì 11 settembre al Teatro Comunale diMontecarotto: l’ensemble eseguirà musiche scritte nell’infanzia e nell’adolescenza da grandi compositori, a partire da Salieri per proseguire poi con Rossini, Mendelssohn e Mozart. Al flauto Mario Folena, all’oboe Paolo Pollastri.
Venerdì 12 settembre (con replica domenica 14) nel Bosco urbano della Fornace “A. Paradisi” a Moie di Maiolati Spontini, va in scena Li puntigli delle donne, farsetta per musica a sette voci, prima opera di Gaspare Spontini. Scritta ed eseguita per la prima volt a Roma, nel Teatro della Pallacorda in occasione del Carnevale del 1796, l’opera è presentata in un nuovo allestimento con la regia di Francesco Micheli, fra i più interessanti giovani registi italiani di oggi, scene e costumi di Federica Parolini; sul podio Corrado Rovaris dirige l’Accademia Barocca I Filarmonici. Tutti giovani i cantanti: Rosa Bove (Giannina), Mirko Quarello (Conte Brontolone), Nahuel Di Pierro (Dottore Mangiacarte), Anicio Zorzi Giustiniani (Valerio), Valentina Coladonato(Rosimene), Emanuele D’Aguanno (Cavalier del Ciufolo); la partitura edita dalla Fondazione Pergolesi Spontini si avvale della revisione critica di Federico Agostinelli. Per sabato 13 settembre grande festa e tanta musica per il centro storico di Jesi a partire dalle ore 18, con “La notte dei prodigi” omaggio ai giovanissimi talenti della musica: dalla violinista italiana di appena 13 anni Laura Bortolotto che ha già ottenuto riconoscimenti in concorsi internazionali, ai pianisti Luca Burato (16 anni di Milano) e Victor Fyodorovich Maslov (11 anni, russo); non mancherà la balalaika suonata dal giovanissimo israeliano Arik Rabinovic (13 anni) e i clarinetti dei fratelli gemelli israeliani Daniel e Alexander Gurfinkeld di 16 anni. Insieme a loro suoneranno e canteranno festosamente l’Orchestra Suzuki di Casagiove (CE) e il Coro giovanile della Scuola di Musica di Fiesole. E mentre il centro storico di Jesi sarà tutto dedicato ai giovanissimi, l’Accademia Barocca I Filarmonici, dietta da Corrado Rovaris, suonerà al Teatro Studio Moriconi le musiche di Mozart con l’esecuzione di opere giovanili del salisburghese, fra cui la Prima sinfonia e il Primo concerto per violino (solista Alberto Martini).

Informazioni Fondazione Pergolesi Spontini, tel. 0731-202944 - 215643 – 226446

tutto il programma del festival su www.fpsjesi.com

Fonte NSC - NonSoloCinema

La serva amorosa di Carlo Goldon

Written by on Tuesday, May 27th, 2008 in Uncategorized.


In questa commedia Goldoni fa di Corallina, la serva amorosa, quasi un’eroina per intelligenza, capacità di relazioni e psicologia nel capire gli uomini e le loro debolezze e nell’agire con malizia e ingegno tutte femminili. Un divertito omaggio a tutte le donne e alla loro, a volte, spregiudicata concretezza. Ma Loris non mancadi notare nella sua rilettura come la superficie leggera dell’intreccio nasconda un affresco lucido e impietoso di una società avida e venale, dove i rapporti tra le persone sono determinati solo dal denaro e dall’interesse, uno spaccato esemplare in perfetto equilibrio tra leggerezza e disincanto che rendono quest’opera veramente innovativa e affascinante.

(…) La signora Medebac mi forniva idee interessanti, patetiche o d’una comicità semplice e innocent; e la signora Marliani, vivace, spiritosa e naturalmente scaltra, mi stimolava felicemente l’immaginazione, e mi incoraggiava a lavorare in quel genere di commedie che richiedono finezza e artificio. Cominciai con La serva amorosa, cioè in francese la Suivante généreuse, perché l’aggettivo amoroso in italiano si applica sia all’amicizia che all’amore. Corallina, giovane vedova ed ex-domestica di Ottavio, vecchio negoziante veneziano, è legata d’amicizia disinteressata a Florindo, figlio d primo letto del suo ex-padrone: lo accoglie in casa, e assiste con ogni cura l’infelice giovane, scacciato dalla casa patema dalla malignità d’una matrigna avida e barbara. Non basta: Florindo è innamorato di Rosaura, figlia unica di Pantalone: sa che la ragazza risponde al suo sentimento, ma la durezza del padre non gli permette di sposarsi, e d’altra parte crede di essere obbligato dalla riconoscenza a sposar Corallina. Quella donna virtuosa comincia a persuaderlo che per lei non è un’offsa se lui ne sposa un’altra; poi tanto fa che convince Pantalone ad accordare la figliuola a Florindo, a patto che questi torni in casa del padre. Si trattava di conquistare la fiducia di Ottavio e di annientare le calunnie e gli artifici d’una donna maligna e amata. Col suo spirito Corallina ci riesce: Ottavio è convinto della falsità della consorte, riconosce l’innocenza del figlio e stende in suo favore il testamento che stava ideando. La commedia incontrò moltissimo. (…) Carlo Goldni

(…) Dicesi che Corallina parla più che da Serva, ed opera con troppo ingegno e con troppo fina condotta. Ciò è vero, se tutte le Serve hanno ad essere quelle sciocche, che tali Critici avranno praticato soltanto; ma io ne ho conosciute delle bene educate, delle pronte di spirito, capaci de’ più difficili, de’ più delicati maneggi. lo non imbarazzo questa mia Serva in cose superiori al femminile talento: ella è una femmina più accorta di molte altr, siccome lo è effettivamente l’Attrice medesima, che ha tal carattere rappresentato. È osservabile in questa Commedia il carattere della Matrigna, che per far la fortuna di un suo Figliuolo cerca rovinare il Figliastro, ed è non meno essenziale il personaggio di Ottavio, accecato dalle lusinghe della seconda Moglie a segno di abbandonare il proprio Figlio, sagrificandolo alla tirannide di una Donna mal conosciuta. Corallina ha il merito di disingannare il buon Vecchio, di svelare le mali ari della Matrigna, e di restituire allo stato suo il povero sventurato Florindo, onde le se adatta mirabilmente il titolo di amorosa. (…) Carlo Goldoni

Goldoni nacque a Venezia il 25 Febbraio 1707 da una famiglia borghese. Iniziati gli studi a Rimini, dopo un periodo avventuroso che lo portò anche a seguire una compagnia di comici a Chioggia, si laureò in giurisprudenza a Padova e intraprese la carriera forense. Fu però la passione per il teatro a caratterizzare la sa inquieta esistenza. Nel 1734 incontrò a Verona il capocomico Giuseppe Imer e con lui tornò a Venezia dopo aver ottenuto l’incarico di scrivere testi per il teatro San Samuele. Seguendo a Genova la compagnia Imer, conobbe e sposò Nicoletta Conio. Nel 1748 tornò a Venezia e fino al 1753 scrisse per la compagnia Medebac una serie di commedie, in cui, distaccandosi dai modelli della commedia dell’arte, realizza i principi di una “riforma” del teatro. Sono di questo periodo: La bottega del cafè, La serva amorosa, La locandiera. Dopo aver rotto con il Medebac, Goldoni assume un nuovo impegno con il teatro San Luca di Venezia che durerà fino al 1761. E’ di questo periodo il suo capolavoro Il Campiello, mentre nell’ultimo anno della sua permanenza nella città lagunare realizza la Trilogia della villeggiatura, Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte e Una delle ultime sere di carnovale. Nel 1762 Goldoni si trasferisce a Parigi per occuparsi della Comédie Italienne dove riprendeuna battaglia di riforma. Goldoni insegnò l’italiano alla famiglia reale e nel 1769 ebbe una pensione di corte. Tra il 1784 e l’87 scrisse in francese la sua autobiografia, Mémoires. La rivoluzione francese sconvolse la sua vita e, con la soppressione delle pensioni di corte, morì in miseria il 6 febbraio 1793. Le sue ossa sono andate disperse.

Lorenzo Loris, regista storico della compagnia, in vent’anni di collaborazione con l’Out Off ha realizzato un originale percorso ttraverso la drammaturgia contemporanea e del Novecento. Negli ultimi anni Lorenzo Loris ha sviluppato questo interesse allargandolo a un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter). Questa direzione di lavoro lo ha portato ad affrontare parallelamente anche i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia le parole dell’autore con la nosra contemporaneità.

Fonte NSC - NonSoloCinema

Trilogia della signora

Written by on Tuesday, May 27th, 2008 in Uncategorized.


Questi i contenuti di un progetto che si è andato sviluppando a partire da una lettura scenica alla Biblioteca comunale di Monza nel 2005 e che, nell’allestimento definitivo, si accrescerà di un terzo tassello, il testo teatrale La chiave dell’ascensore, che mette in scena, come l’Ora grigia, il conflitto tra un uomo e una donn, in questo caso un marito “carceriere” e una moglie inferma, costretta su di una sedia a rotelle e reclusa in un castello, come la protagonista di una fiaba gotica. «Anche qui la verità si gioca nello spazio apparentemente ristretto che divide l’io e il tu di una coppia, sottolinea Elisabetta Rasy nell’introduzione ai due testi, ma il gioco del sacrificio è più esplicito perché la vittima, ribellandosi, lo esibisce. Anche la scena si mostra per quel che è, non solo un territorio sepaato, come la camera della prostituta, ma addirittura inaccessibile a chi non ha una certa chiave, uno speciale strumento, cioè uno speciale potere. Gran parte di ciò che accade e soprattutto di ciò che conta, in queste due pièces accade fuori, altrove: la scena di Agotha Kristof è un luogo di reclusione, uno spazio concentrazionario. Dove agiscono, mascherati da piccole situazioni intimiste, ampi cerimoniali di tortura e messa a morte. Alle vittime non c’è che una chance, nel claustrofobio spazio che sono condannate ad abitare: far sapere che c’è un’altra versione dei fatti. Non c’è coraggio, virtù, grandezza nel conflitto che oppone la prostituta al suo cliente o la moglie al marito, e la mano del cielo che s’incarna nel violista fallito o nel compiacente medico di regime – del regime coniugale che vige nella stanza rotonda alla quale si può accedere solo con l’ascensore – sta nell’abietto gioco delle circostanze. Ciò che salva la scena delle relazioni in atto dal perersi definitivamente in una musica funebre è, appunto, un unico possibile gesto di coraggio che coincide con un gesto di disperata resistenza: la testimonianza di un’altra verità, la verità della vittima».

Cristina Crippa ed Elio De Capitani saranno gli interpreti delle due coppie, Elena Russo Arman sarà una narratrice-autrice che ci guiderà attraverso i tre testi, Jean-Christophe sarà l’enigmatico musicista dell’Ora grigia e la violinista Stefania Yermoshenko ci accopagnerà con la musica dal vivo.

Nel 1956 Agota Kristof, poco più che ventenne, con in braccio una bambina di quattro mesi, varca attraverso i boschi il confine tra l’Ungheria e l’Austria. Accolta come profuga da Vienna, giunge a Zurigo e infine a Neuchatel, dove attualmente vive. Si lascia alle spalle un’infanzia felice anche se aspra e povera, una vita dura ma segnata da un’immensa passione per la lettura e la scrittura, come racconta nell’Analfabeta. Si lascia alle spall una lingua, un’identità sofferta ma forte. Ricomincia in Svizzera, lavora in una fabbrica di orologi, in condizioni materiali accettabili, ma nel deserto intellettuale e relazionale, in un asettico e crudele sradicamento. Poco per volta, conquista una nuova lingua: capire, parlare, leggere, scrivere. Inizia componendo liriche, ma passa ben presto alla prosa e, in particolare, dal 1972, a testi per il teatro e per la radio. Il successo internazionale arriva con il primo romanzo, Le grand Cahie (1986), prima parte della Trilogia della città di K..
La lingua in cui Kristof scrive, il francese, non è dunque la sua lingua materna,